12 December 2009
COP15: convenzione quadro sul cambiamento climatico (Unfccc)
Difficoltà di accordo tra intenti e necessità di agire subito
Con il 15° incontro della Conferenza delle Parti (COP) si rinnova un impegno che nasce nella Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo del 1992, a Rio de Janeiro, dove 154 nazioni firmarono la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che dopo la ratifica, obbligava i governi a perseguire un "obiettivo non vincolante" per ridurre le concentrazioni atmosferiche dei gas serra. Le nazioni firmatarie concordarono di riconoscere "responsabilità comuni ma differenziate", con maggiori responsabilità per la riduzione delle emissioni di gas serra nel breve periodo per i Paesi sviluppati, il trattato entrò in vigore il 24 marzo 1994.
In seguito la Conferenza delle Parti, si sono incontrate annualmente per analizzare i progressi nell'affrontare il cambiamento climatico.
Durante il COP 3 a Kyoto, dopo tese contrattazioni, venne adottato il protocollo “di Kyoto”, che impegnava i paesi aderenti a ridurre le emissioni di gas serra, in media di 6%-8% rispetto ai livelli del 1990.
Il protocollo di Kyoto è entrato pin vigore nel 2005 a seguito della ratifica della Russia, mentre gli Stati Uniti, dopo l’elezione di George W. Bush, ritirarono l'adesione inizialmente sottoscritta.
Dal 7 al 18 dicembre si svolge a Copenaghen il 15° summit del clima che ebbe origine due anni fa nei negoziati sul clima di Bali, dove i governi concordarono di lavorare su un nuovo accordo che oggi, nella capitale danese sperano di concretizzare.
I paesi industrializzati hanno proposto i loro obiettivi per ridurre le emissioni di gas serra in modo da mitigare il cambiamento climatico. La data orinaria di questi impegni è il 2020, ma molti paesi guardano oltre, al 2050. Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Ue e Usa hanno già annunciato i loro obiettivi di riduzione delle emissioni ma anche i paesi emergenti più ricchi dovranno in qualche modo limitare le emissioni, frenandone la crescita piuttosto che riducendole tout court. Cina e India hanno proposto di ridurre la loro "intensità carbonica" ovvero la Co2 emessa per ogni punto di Pil. Altri paesi, come l’Indonesia, hanno promesso di ridurre le emissioni in riferimento a una scenario "a politiche invariate".
Contemporaneamente per aiutare i paesi in via di sviluppo a limitare i gas serra, i paesi industrializzati hanno concordato in linea di principio di aiutarli in aree quali le energia rinnovabili.
Resta evidente che c’è necessità di agire tempestivamente poiché anche con un accordo a Copenhagen il problema del cambiamento climatico rimarrebbe critico.
Alcuni analisi dimostrano come la temperatura media globale è già salita di 0,7 gradi centigradi dal periodo preindustriale a oggi. I gas serra restano nell’atmosfera per decenni e le concentrazioni sono tali che un ulteriore aumento delle temperature è quasi inevitabile. Un accordo forte a Copenhagen potrebbe contenere l’aumento delle temperature sotto i due gradi, ma potrebbe anche non funzionare, viste le incertezze sulla reazione di oceani e atmosfera all’aumento della concentrazione della CO2.
A Copenaghen partecipano 192 paesi ed è difficile pensare che si raggiunga un accordo vincolante sul clima. Lo scenario più probabile è che tutto si riduca a dichiarazioni di intenti più di forma che di sostanza.